venerdì 29 aprile 2011

ORDINANZA TAR SULLE APERTURE FESTIVE

Pubblico un’estratto dell’ordinanza del 27/04/2011 del TAR di Brescia riguardante il ricorso presentato da Nuovo Supershopping Srl di Isso contro il Comune di Antegnate e le sue autorizzazioni all’apertura festiva del centro commerciale.
 Scrive il Tribunale:
Premesso che la vicenda in esame prende le mosse dal fatto che, nonostante la diffida intimata dalla Nuovo Supershopping s.r.l. in data 11 febbraio 2011, il Comune di Antegnate ha emanato un’ordinanza (11 marzo 2011 n. 8/11) nella quale, pur dando espressamente atto della sentenza di questo Tribunale n. 248 del 2011 avverso cui pende ricorso in appello, autorizzava l’apertura nelle domeniche 13-20-27 marzo, 10-17 aprile, 8-15-22-29 maggio 2011,
Considerato:
- che, analogamente a quanto già affermato nella sentenza n. 248/2011, da cui il Collegio non ravvisa ragione alcuna di discostarsi, la ricorrente deve ritenersi legittimata all’impugnazione
- che il Collegio non ritiene né rilevante, né tantomeno determinante, la mancata impugnazione della deliberazione n. 88/2009, con cui, nel novembre 2009, la Giunta Comunale. ha stabilito di autorizzare in via diretta, immediata e senza limiti di tempo, l’apertura domenicale e festiva su tutto il territorio comunale, in attesa della conclusione del procedimento di costituzione del Distretto del Commercio che interessa il Comune stesso.
- che la sentenza della Corte costituzionale n. 288 dell’8 ottobre 2010 ha ricondotto la regolamentazione delle aperture domenicali e festive all’ambito della disciplina del commercio, rimessa alla competenza legislativa regionale che, nel caso di specie, è stata esercitata prevedendo specifiche restrizioni alle aperture domenicali e festive dei negozi con superficie di vendita superiore a 250 mq, la cui introduzione è stata ritenuta rispettosa dei limiti costituzionali;
- che il provvedimento esaminato viola i precetti dettati dalla Regione Lombardia in ordine alla regolamentazione delle aperture domenicali e festive concesse sul territorio comunale, anche alla luce di quanto disposto dall’art. 103 della L.R. 6/2010, che ha sostituito l’art. 5 bis dell’abrogata L.R. 22/00,
- che, attraverso la sua adozione è stato esercitato un potere, quello di garantire le aperture domenicali per tutte le domeniche di marzo, aprile e maggio, che non trova riscontro né nella L.R. 6/10, né nel d. lgs. 267/00 richiamati nel provvedimento stesso. Ciò anche in ragione delle particolari condizioni cui l’art. 54 subordina l’intervento del Sindaco nella regolamentazione degli orari di esercizi pubblici e negozi - la cui necessità è stata recentemente ribadita dalla Corte Costituzionale nella sentenza 7 aprile 2011 n. 115 -, che non risultano ricorrere nel caso di specie;
- che, in un’ottica di comparazione dei contrapposti interessi, non può trascurarsi che la possibilità delle aperture domenicali indiscriminate sia stata revocata in dubbio sin dalla proposizione del precedente ricorso sub R.G. 915/2009, con la conseguenza che deve ritenersi affievolita quella legittima aspettativa circa il suo riconoscimento che il Comune ha posto a base del proprio provvedimento.
Ritenuto, pertanto, che il ricorso sia assistito da sufficiente fumus boni iuris e che risponda ad un obiettivo di equo bilanciamento delle opposte esigenze disporre la sospensione degli effetti del provvedimento impugnato per il periodo di vigenza della stesso successivo alla pubblicazione della presente ordinanza;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) accoglie la domanda incidentale nei limiti di cui in motivazione e per l’effetto:
a) sospende l’efficacia del provvedimento impugnato;
b) fissa per la trattazione di merito del ricorso l'udienza pubblica del 16 novembre 2011.
Compensa le spese della presente fase cautelare.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 27 aprile 2011 con l'intervento dei magistrati:
Giorgio Calderoni, Presidente
Stefano Tenca, Primo Referendario
Mara Bertagnolli, Primo Referendario, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 28/04/2011

L'ordinanza completa è al link:
www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Brescia/Sezione%202/2011/201100413/Provvedimenti/201100416_05.XML

sabato 16 aprile 2011

APERTURE DOMENICALI DELLE ATTIVITÀ COMMERCIALI: LA FESTA NON SI VENDE

Alzare le saracinesche la domenica ha ridisegnato in modo latente e profondo lo stile di vita di molti, che, nell’arco degli ultimi dieci anni, hanno progressivamente sostituito ai  luoghi tradizionali del tempo libero, come piazze e giardini, le seriali corsie di un ipermercato.
E’ forse l’appendice più malata di quella che Pasolini aveva già definito, circa un cinquantennio fa, come ‘mutazione antropologica’, in altre parole un assottigliamento sempre più drammatico della mente umana all’unica e omologata dimensione del consumatore.
Al riguardo si è tenuto da poco un incontro voluto da FILCAMS, sindacato di categoria della CGIL, con il provocatorio titolo “La festa non si vende”.

domenica 3 aprile 2011

È nata l’Associazione Commercianti ed Esercenti Antegnate (marzo 2011)

I commercianti di Antegnate hanno costituito un'Associazione rappresentativa degli esercenti le attività commerciali, artigianali, di servizio e professionali, che oltre a tutelare i legittimi interessi degli associati con iniziative per la promozione e l’incremento del commercio di vicinato vuol favorire le relazioni umane tra operatori, clienti, abitanti e tra tutte le persone che usufruiscono dei servizi offerti nel territorio comunale.
L’Associazione ritiene che il commercio di vicinato costituisca un servizio indispensabile e apprezzato dai cittadini e che la presenza di negozi rappresenti anche un presidio fondamentale per un efficace contrasto al degrado urbano, ribadendo anche l’indiscusso valore sociale e il contributo alla vivibilità dei paesi che danno le attività dei servizi e il commercio di vicinato.
L’Associazione vuole essere quindi un interlocutore principale dell’Amministrazione Comunale nella realizzazione di scelte e programmi previsti per la tutela e la rivitalizzazione del piccolo commercio del paese e vuole dare il proprio contributo per fare emergere e promuovere accordi e soluzioni condivise e di reciproco interesse tra il pubblico e il privato.
Per questo conta su un’Amministrazione che la coinvolga nelle decisioni riguardanti il commercio locale.
P.S. Una prima problematica da affrontare sono le continue aperture domenicali del centro commerciale presente in paese.

RIFLESSIONI SUL LAVORO DOMENICALE del Dott. Santini

Rispecchiano le mie convinzioni etiche sullo stesso argomento
Il tema del lavoro domenicale è un tema di frontiera che modifica in maniera molto consistente le dimensioni a cui eravamo (e dobbiamo rimanere) abituati e cioè l’esistenza di un tempo per il lavoro e di un tempo per il riposo e per le relazioni umane e sociali.
Il lavoro domenicale, dato dalle aperture festive, che da eccezione diventa regola, non va accettato come un fenomeno ineluttabile.
Ha origini e motivazioni non del tutto convincenti e si capisce che sono forzate dalla Grande Distribuzione per moltiplicare le occasioni di consumo piuttosto che a vera necessità di servizio.
Ha seguito più il criterio di soddisfare l'esigenza di consumare piuttosto che rispondere ad esigenze di servizio.
E' venuta meno una delle motivazioni storiche e condivise nella comunità che legittimavano il lavoro domenicale, l'esigenza di servizio e ha preso piede una tendenza legata alla opportunità di poter acquistare, senza che questo fatto avesse una motivazione di necessità.
Sono aperti, ormai, quasi tutte le domeniche i centri commerciali nelle città grandi e piccole, ma è meno frequente rispetto ad un tempo il servizio sanitario, non sono aperti gli uffici pubblici, le banche, ecc
Per questo motivo si ritiene di chiedere l’impegno ai sindacati, alle amministrazioni, ai politici per contrastarne l'estensione e per riportarlo a indici più ragionevoli.
Ce lo indicano ragioni di natura economica come già detto, ma prima ancora e con maggiore intensità ragioni di natura culturale e sociale fondate su una visione della convivenza umana contrassegnata dal valore della persona e delle sue esigenze sul piano umano, sociale, spirituale, del rapporto tra persone e comunità, a partire dalla prima aggregazione naturale che è la famiglia e all'esigenza di contrassegnare la vita della comunità sul piano dei rapporti solidali tra le persone e i gruppi sociali.
Per questi motivi, dunque, va tenuto sempre al centro dell'azione sociale un principio di equilibrio e di conciliazione, che pur nella odierna turbolenza, confermi principi, valori, parametri, che diano prospettive e speranze per una piena ed effettiva promozione della persona umana in tutti i contesti e nelle diverse situazioni.

sabato 26 febbraio 2011

LA DOMENICA GIORNO DI RIPOSO? O NO

La domenica è il principale giorno di riposo in tutti i Paesi e in tutti i settori che non siano considerati “essenziali” e le festività “parlano della nostra storia”, ne trasmettono la memoria alle future generazioni, difendono l’identità culturale, civile e religiosa di un Paese.
Infatti, nelle domeniche e nelle feste si consumano soprattutto i beni relazionali tra le persone, prima ancora che vendere quelli materiali.
La Legge Regionale della Lombardia autorizza già l’apertura festiva, alla Grande Distribuzione, per ventidue domeniche l’anno e quindi sulle loro scandalose richieste di completa liberalizzazione di aperture festive in onore di un paventato progresso e modernità, si dovrebbe fare una più ampia discussione inerente ai modelli di sviluppo sociale cui puntare.
La grande distribuzione non deve abusare della propria posizione dominante e della comodità indiscussa del centro commerciale sempre aperto, che non rappresenta una necessità così importante mentre bisogna anche pensare, per esempio, allo scadimento della qualità della vita dei lavoratori del commercio.
Vorrei che chi ha il potere di farlo, aprisse un confronto fra tutti i settori su cosa debba essere un “servizio essenziale”, invertendo la gerarchia dei valori, che al momento penalizza la dimensione sociale e relazionale della vita.
Io sono contro il fatto di far diventare (con il proliferare di aperture nei giorni festivi) la domenica come un giorno qualsiasi, perché credo che ci siano dei capisaldi della nostra cultura che vanno tutelati: è si necessario fare spazio al nuovo ma bisogna trovare un modo perché questo non avvenga a scapito d’importanti valori sociali e per chi crede anche religiosi.
Sono anche buone tradizioni che fanno parte della nostra identità e che credo debbano essere salvaguardate dall'invasione di una mentalità consumistica che è sicuramente amplificata dal falso “servizio essenziale” di poter acquistare anche tutte le domeniche.

sabato 12 febbraio 2011

I CENTRI COMMERCIALI E LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI

È un’articolo pubblicato sul sito di un giornale di una città in provincia di Brindisi col titolo: “L’Auchan mortifica i nostri commercianti”

Sembra scritto “copiando” le situazioni e i problemi del commercio di vicinato della Bassa Bergamasca.

Il gruppo consiliare del partito xxxyyy, nell’ultima riunione di Consiglio comunale del 30 novembre, ha presentato una “domanda di attualità” in riferimento al problema delle attività commerciali che attraversano una grave crisi.
Da tempo si discute delle aperture domenicali della grande distribuzione. I commercianti di xxxyyy, in questi giorni, incontrando l’Amministrazione comunale, hanno chiesto che sia ridimensionato il numero delle aperture domenicali che rischia di mettere in ginocchio la piccola distribuzione locale ed hanno chiesto interventi a sostegno del settore.
La consigliera  xxxyyy  nella “domanda di attualità” ha chiesto notizie sui rapporti con la grande distribuzione e sulle deroghe concesse al centro commerciale Auchan per le aperture domenicali, in deroga alle aperture previste dalla normativa regionale.
Dopo l’intervento della rappresentante del partito xxxyyy e la risposta dell’assessore  xxxyyy, il maggiore partito di opposizione ritiene che spetta all’Amministrazione comunale dare delle risposte per una maggiore tutela del commercio locale e per non mortificare le attività che resistono all’avvento della grande distribuzione.
“Dalla risposta data dall’assessore    xxxyyy    abbiamo appreso che non vi sono interventi immediati in tale settore e che i problemi sono di difficile soluzione.
Noi ci aspettiamo, però, interventi immediati e decisi”.
Il   partito xxxyyy   ha denunciato i ritardi in settore particolarmente delicato ed importante per la vita economica della città, ed ha prospettato le “sue” soluzioni.
Incalzeremo l’Amministrazione comunale fino a che non vedremo fatti concreti a supporto dei piccoli commercianti e dell’economia locale, cercando di reagire alla forza della grande distribuzione, che come ormai noto, investono i loro ricavi lontani dal territorio comunale”. 
Il  partito xxxyyy  accusa la giunta   xxxyyy    di non aver deciso nessun atto concreto in ordine a tali questioni, di avere un atteggiamento passivo e di non essere capace di reagire alla forza della grande distribuzione.
“Nei giorni festivi quando è aperto il centro commerciale, non avendo previsto alcune iniziativa o manifestazione per attirare potenziali clienti verso la città e verso i nostri commercianti, si assiste alla desertificazione del centro cittadino.
E’ importante – ha aggiunto    xxxyyy   – la salvaguardia dei posti di lavoro del Centro commerciale, ma è altrettanto importante la salvaguardia di tanti piccoli commercianti che costituiscono il tessuto principale della nostra economia.
……………………… Tutte queste motivazioni, nell’ottica di favorire lo sviluppo del commercio cittadino, speriamo trovino un punto di ascolto tra chi ha il dovere di impegnarsi verso il proprio territorio e i propri cittadini”, ha concluso.

mercoledì 9 febbraio 2011

APERTURE DOMENICALI - CAMBIATI I RITMI

Pubblico un articolo di Francesca Ieracitano, docente di Analisi dei consumi e ricercatore in sociologia dei processi culturali e comunicativa

L’esigenza di aprire i negozi la domenica sottende dei cambiamenti all’interno delle nostre società?
Il Domani Andriese lo ha chiesto a Francesca Ieracitano, docente di Analisi dei consumi e ricercatore in sociologia dei processi culturali e comunicativi Università Lumsa di Roma.
Le aperture domenicali sono diventate una prassi nel periodo natalizio ma nel resto dell’anno qualche volta creano polemiche.
Sono una possibilità in più di shopping per i consumatori e di vendite per i commercianti? O sono una specie di costrizione?
 “La questione, a mio parere, richiede l’adozione di una prospettiva di lettura un po’ più ampia che tenga conto di come sono cambiati i ritmi di vita nella società contemporanea. Oggi potrebbe essere quasi paradossale considerare l’ampliamento dell’orario di apertura degli esercizi commerciali nei giorni festivi come “una possibilità in più per i consumatori”. Il paradosso sta nel fatto che questa possibilità in più, in realtà rappresenta l’unica alternativa possibile per una larga fetta di consumatori i cui orari di lavoro si sovrappongono totalmente agli orari di apertura e chiusura della maggioranza degli esercizi commerciali.
Ne consegue che per molte persone il giorno libero dalle attività lavorative diviene l’unico giorno possibile in cui poter effettuare acquisti.
Pertanto non parlerei di costrizione, quanto piuttosto di “un miraggio temporale”: abbiamo la percezione di avere più tempo a disposizione per svolgere le nostre attività quotidiane, siano esse lavorative, di consumo, di ozio non tenendo conto che in realtà esse finiscono col sovrapporsi le une alle altre azzerando così queste chance temporali. 
In questo modo ci ritroviamo fortemente condizionati da“ritmi nascosti” che regolano il nostro vivere sociale e ne influenzano l’organizzazione anche a livello individuale”.
Possono rappresentare anche una sorta di marketing territoriale, attirando nella propria città consumatori da comuni limitrofi?
“Senza dubbio oggi l’istituzione o l’apertura nei giorni festivi dei luoghi del consumo come outlet, centri commerciali e grandi catene di negozi sembra essere diventata la forme di intervento più immediata per risolvere il problema della riqualificazione di aree territoriali, magari più problematiche o periferiche.
Tuttavia, questo denota uno spostamento delle aree di competenza nella gestione dello spazio urbano dalla sfera pubblica e politica a quella del mercato.
Fino a qualche tempo fa la riqualificazione di un territorio avveniva tramite l’istituzione di centri ed iniziative culturali o strutture di aggregazione giovanile.
Oggi sembra che l’apertura domenicale di aree commerciali sia la soluzione più rapida e indolore, capace di mettere d’accordo gli interessi di imprese, cittadini e amministrazioni locali per restituire vitalità ad aree territoriali che altrimenti richiederebbero forme di intervento molto più complesse per incrementare l’attrattività del territorio”.
La aperture domenicali posso cambiare le nostre abitudini al consumo oppure sono la risultanza di qualche altra trasformazione all’interno della nostra società?
L’apertura domenicale dei negozi è senz’altro una tendenza rappresentativa della trasformazione culturale che ha investito il significato sociale del consumo.
E’ la dimostrazione di come il consumo ormai si sia svincolato da ogni logica di utilitarismo per diventare un’attività ludica, una forma di svago contemporaneo che si va ad aggiungere, o in molti casi a sostituire, alle attività più canoniche con le quali eravamo abituati a riempire il nostro tempo libero domenicale come le passeggiate nei parchi, le gite, le visite ai musei.
Le aperture domenicale più che modificare le nostre abitudini di consumo non fanno altro che rafforzare nel consumatore la percezione che “l’andare per negozi” sia una vera e propria forma di svago, di conseguenza viene definitivamente meno l’automatismo per il quale l’ingresso nei negozi debba concludersi nella maggior parte dei casi un atto d’acquisto.
Qualcuno ha definito i centri commerciali le nuove piazze in città: non solo luoghi di acquisto ma, soprattutto di incontro. È realmente così? Le aperture nei giorni festivi hanno agevolato questo processo?
“La piazza rappresenta il luogo antropologico per eccellenza. Il luogo infatti è per sua natura storico, identitario e relazionale, come sostiene Marc Augè, nella sua celebre opera sui non luoghi.
Personalmente dubito che questi tre requisiti coesistano all’interno dei centri commerciali che al contrario si qualificano sempre più come ‘non luoghi’ per almeno tre ragioni: la prima è che queste strutture sono prive di quella dimensione identitaria che consente agli individui di riconoscersi in esse.
Le persone che li frequentano difficilmente possono ritrovare in essi riferimenti o simboli che mettano in risalto l’esperienza relazionale che accomuna i membri di una comunità o rappresentino un riferimento alla cultura locale.
Inoltre, malgrado gli sforzi fatti da architetti e designer per renderli sempre più originali e accoglienti, i centri commerciali sono attraversati da un’atmosfera impersonale data dal fatto che al loro interno è possibile ritrovare un’organizzazione spaziale e una presenza di servizi standard che li rendono omologabili.
Un turista Italiano in Spagna non avrebbe alcuna difficoltà ad orientarsi all’interno di un negozio della catena Zara, poiché la gestione degli spazi e la disposizione della merce è pressoché identica in qualsiasi parte del mondo”.
E poi?
In secondo luogo, i centri commerciali non rivestono alcun valore storico all’interno del contesto urbano in cui sorgono, in altri termini non rievocano una memoria storica attraverso la quale gli abitanti di un quartiere possano rafforzare le proprie tradizioni, la storia e la cultura locale, al contrario, il loro successo si basa sulla ricerca dell’innovazione e sulla capacità di guardare al futuro.
Infine, l’esperienza relazionale che di norma anima e connota le piazze o i punti di raduno dei centri abitati viene meno nei centri commerciali, perché ad assumere centralità li non sono le persone e i rapporti umani svincolati dall’atto del consumo, ma è la merce e la sua vetrinizzazione.
Così i centri commerciali, proprio come le stazioni o gli aereoporti diventano dei luoghi di transito all’interno dei quali la gente vi si reca con l’intento di fare altro: partire, tornare, acquistare o guardare le vetrine, ma non certo condividere un vissuto personale o esperienze collettive”.

Pubblicato il 29 gennaio 2010 - “Fonte: Il Domani Andriese” : http://www.domaniandriese.it/