domenica 6 luglio 2014

PAPA FRANCESCO: "NECESSARIO CONCILIARE I TEMPI DEL LAVORO CON I TEMPI DELLA FAMIGLIA"



“Quella di lavorare alla domenica è una vera libertà?" E' necessario "conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia" e garantire "la domenica libera dal lavoro".
Lo ha detto il Papa incontrando il mondo del lavoro all'università di Campobasso.
Una "sfida" emersa "dalla voce di questa brava mamma operaia, che ha parlato anche a nome della sua famiglia: il marito, il bambino piccolo e il bambino in grembo", ha detto Bergoglio dopo i saluti introduttivi.
"Il suo è un appello per il lavoro e nello stesso tempo per la famiglia. Grazie di questa testimonianza! In effetti, si tratta di cercare di conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia".
E a braccio il Papa ha aggiunto: "Vi dirò una cosa: io vado al confessionale, confesso gente; adesso non tanto come lo facevo nell`altra diocesi.
Quando viene una mamma o un papà giovane, domando: "Quanti bambini hai?` e faccio un`altra domanda, sempre: "Dimmi: tu giochi con i tuoi bambini?`.
La maggioranza: `Come, Padre?` - `Sì, sì: tu giochi? Perdi tempo con i tuoi bambini?`. Stiamo perdendo questa scienza, questa saggezza di giocare con i nostri bambini.
La situazione economica ci spinge a questo, a perdere questo. Per favore, perdere il tempo con i nostri bambini! La domenica: lei ha fatto riferimento a questa domenica di famiglia, a perdere il tempo...
Questo - ha proseguito - è un punto `critico`, un punto che ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo.
E all`interno di questo ambito si colloca anche la questione della domenica lavorativa, che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti, come scelta etica.
E` questo spazio della gratuità che stiamo perdendo! La domanda è: a che cosa vogliamo dare priorità? La domenica libera dal lavoro - eccettuati i servizi necessari - sta ad affermare che la priorità non è all`economico, ma all`umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari, amicali, per i credenti alla relazione con Dio e con la comunità.
Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà. Perché il Dio delle sorprese e il Dio che rompe gli schemi, fa sorprese e rompe gli schemi perché noi diventiamo più liberi: è il Dio della libertà".

venerdì 20 giugno 2014

CONFCOMMERCIO: "DEROGHE CERTE DENTRO LEGGI CHIARE È LA GIUSTA DIREZIONE"



"Per affrontare il tema degli orari degli esercizi commerciali bisogna innanzitutto sgombrare il campo da luoghi comuni e riportare le opinioni di parte nel loro alveo naturale. 
A cominciare dal provvedimento Monti del 2011 sulla liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura degli esercizi commerciali che, infatti, non è stato di stimolo ai consumi, rimasti drammaticamente fermi al palo, né tantomeno ha favorito la crescita occupazionale e non ha portato alcun ulteriore beneficio ai consumatori. 
Ma soprattutto, perché il valore del pluralismo distributivo non può essere derubricato a fatto marginale perché questo modello risponde alle mutate esigenze dei consumatori, ai diversi stili di vita e corrisponde alla orografia del nostro paese. 
Dunque, il tema non è solo economico ma ha anche riflessi di natura sociale che, nel rispetto della nostra cultura, non possono essere ignorati": è quanto afferma Confcommercio-Imprese per l'Italia circa la discussione in corso sul provvedimento in materia di orari di apertura degli esercizi commerciali. 
"Il commercio, che peraltro continua a scontare gli effetti di una recessione che sembra non finire mai, è un settore già liberalizzato da tempo e che ha lasciato sul mercato solo imprese competitive. Inoltre, rispetto agli altri paesi, il sistema italiano della distribuzione commerciale, fatto di piccole, medie e grandi imprese, assicura ai consumatori livelli di servizio fra i più elevati in Europa e gli esercizi commerciali italiani risultano mediamente più aperti. 
In questo quadro – conclude Confcommercio - il nuovo testo unificato presentato dalla Commissione attività produttive della Camera va certamente nella giusta direzione e risponde sostanzialmente alle richieste più volte avanzate da Confcommercio perché coglie l'obiettivo di avere deroghe certe dentro leggi chiare. 
Infatti, un minimo di regolamentazione certamente contribuisce a consolidare il modello distributivo italiano consentendo ai territori di valorizzare la propria vocazione turistica e commerciale, anche in particolari periodi dell'anno, e alle imprese di contenere i costi e di avere una corretta e certa attività di gestione garantendo, al tempo stesso, un adeguato livello nell'offerta dei servizi ai consumatori". 
Confcommercio auspica infine che il governo "metta a disposizione adeguate risorse per il fondo per il sostegno delle micro, piccole e medie imprese del commercio previsto dal nuovo testo unificato, strumento indispensabile per il comparto specialmente in una fase in cui la crisi non è ancora superata".

venerdì 25 aprile 2014

NO AI NEGOZI SEMPRE APERTI.



La Filcams Cgil "continua a sostenere la propria contrarietà alle liberalizzazioni degli orari commerciali, e da molto tempo è promotrice di un'idea di programmazione che possa soddisfare le diverse esigenze, in una dimensione più umana e meno frenetica, rispettando le necessità delle aziende, dei consumatori, senza però danneggiare le tutele e i diritti dei lavoratori.
Per questo, il Decreto Salva Italia del Governo Monti sulle Liberalizzazioni deve essere sostituito con una nuova regolamentazione per il settore commerciale".
La totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio introdotte dal Decreto infatti "non ha prodotto, come ipotizzato, risultati positivi ne in termini di occupazione ne di consumi, ma ha contribuito a complicare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro degli addetti del settore.
Eliminare gli ostacoli all’esercizio delle attività economiche e il principio di libera concorrenza tra gli operatori erano i principi ispiratori del Decreto, ma non sono stati realizzati.
Nella più grande recessione dei consumi legata dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie, il costo gestionale e sociale delle aperture 365 giorni l’anno non è sostenibile da tutte le imprese come è rilevabile dalla cessazione di molte attività del settore.
La competizione si concentra, quindi, tra le grandi strutture commerciali dove il sempre aperto continua ad incentivare anche la cultura del centro commerciale quale luogo di ritrovo e passatempo, indebolendo i centri storici e il loro tessuto economico e culturale".

Per il valore delle due festività, per la tradizione del nostro paese, per il rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori” afferma la Filcams Cgil “ ma anche perché è ormai tempo di ammettere che il sempre aperto è una “tendenza" imposta , che non ha rappresentato una vera strategia per rilanciare consumi e occupazione, ed agisce negativamente sulle condizioni dei lavoratori e sulla modifica dei modelli sociali e di consumo.

Su twitter #LaFestaNonSiVende

sabato 19 aprile 2014

FISASCAT: DI FESTA NON SI VENDE ( E NON SI FA LA SPESA)



Campagna di stampa contro il lavoro domenicale e festivo nei supermercati e nei negozi del Veneto, la Fisascat Cisl affronta così l’ennesima sfida delle grandi catene commerciali che hanno programmato l’apertura anche nei giorni di Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e perfino il Primo Maggio.
In questi giorni, si denuncia nella pagina di informazione in uscita su tutti i quotidiani del Veneto, “in Europa si fa festa mentre in Italia si lavora”.
Le aperture domenicali e festive nel commercio non ci lasciano indifferenti, scrive la Fisascat e richiamandosi al Decreto Monti, che ha dato il via alla liberalizzazione degli orari, sottolinea come a due anni di distanza non ha ottenuto nessuno dei risultati attesi “le sue finalità erano di aumentare l’occupazione e di aumentare le vendite.
Nei fatti la disoccupazione è in vertiginoso aumento e conti delle aziende in picchiata, mentre c’è stato un aggravio di lavoro e dei costi”.
Il sindacato si rivolge così ai consumatori invitandoli a non fare la spesa in queste giornate festive e al governo affinché venga corretta la norma di legge frenando l’eccesso di aperture domenicali e festive, restituendo così “dignità a migliaia di donne, uomini, madri, padri, figli e nonni”.

LE APERTURE A PASQUA E A PASQUETTA? UNA VERGOGNA



Manca il rispetto delle persone e delle loro famiglie, delle tradizioni delle nostre festività sia religiose che civili”. L’attacco arriva da Filcams, Fisascat e Uiltucs di Treviso attraverso una dura presa di posizione.
“Chi ha annunciato l’apertura anche a Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e 1°Maggio, come molte aziende della grande distribuzione, non ha responsabilità sociale, non ha rispetto delle persone e delle loro famiglie, delle tradizioni delle nostre festività sia religiose che civili”. L’attacco arriva da Filcams, Fisascat e Uiltucs di Treviso. Non servono interventi a spot due volte l’anno, per risolvere la questione l’impegno dei Sindacati sul fronte della sensibilizzazione e della contrattazione è quotidiano”.
Lo hanno detto i segretari generali Nadia Carniato della FILCAMS CGIL, Edoardo Dorella della FISASCAT CISL e Massimo Marchetti della UILTUCS  di Treviso.
“A più di due anni dal Decreto Salva Italia, che ha liberalizzato senza regole orari e aperture domenicali e festive, rileviamo solo disagi per i dipendenti e nessun recupero di vendite – sottolineano i tre segretari generali – per questo, sia a livello nazionale che territoriale, il nostro impegno è quotidiano, nei posti di lavoro, nelle vertenze, nell’azione di sensibilizzazione e di contrattazione, soprattutto ai tavoli di trattativa aperti con Confcommercio, Cooperazione e Federdistribuzione relativamente al rinnovo del contratto nazionale di categoria scaduto a fine anno. Non accettiamo intimidazioni rispetto all’azione sindacale da chi sta strumentalizzando, forse a scopo elettorale, questa battaglia di diritti”.
Aggiunge Nadia Carniato: "La battaglia sulle aperture domenicali e festive continua, vogliamo e ci impegneremo su tutti i fronti per la modifica della legge. La qualità della vita, in particolare delle molte donne che lavorano nel settore, deve essere tutelata – ha concluso la Carniato – dobbiamo elaborare dei modelli che mettano insieme le esigenze del mondo del commercio e dei lavoratori”. Nei giorni scorsi si era espressa contro le aperture a Pasqua anche Federconsumo del Veneto, per bocca del presidente Marcello Criveller.