venerdì 20 giugno 2014

CONFCOMMERCIO: "DEROGHE CERTE DENTRO LEGGI CHIARE È LA GIUSTA DIREZIONE"



"Per affrontare il tema degli orari degli esercizi commerciali bisogna innanzitutto sgombrare il campo da luoghi comuni e riportare le opinioni di parte nel loro alveo naturale. 
A cominciare dal provvedimento Monti del 2011 sulla liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura degli esercizi commerciali che, infatti, non è stato di stimolo ai consumi, rimasti drammaticamente fermi al palo, né tantomeno ha favorito la crescita occupazionale e non ha portato alcun ulteriore beneficio ai consumatori. 
Ma soprattutto, perché il valore del pluralismo distributivo non può essere derubricato a fatto marginale perché questo modello risponde alle mutate esigenze dei consumatori, ai diversi stili di vita e corrisponde alla orografia del nostro paese. 
Dunque, il tema non è solo economico ma ha anche riflessi di natura sociale che, nel rispetto della nostra cultura, non possono essere ignorati": è quanto afferma Confcommercio-Imprese per l'Italia circa la discussione in corso sul provvedimento in materia di orari di apertura degli esercizi commerciali. 
"Il commercio, che peraltro continua a scontare gli effetti di una recessione che sembra non finire mai, è un settore già liberalizzato da tempo e che ha lasciato sul mercato solo imprese competitive. Inoltre, rispetto agli altri paesi, il sistema italiano della distribuzione commerciale, fatto di piccole, medie e grandi imprese, assicura ai consumatori livelli di servizio fra i più elevati in Europa e gli esercizi commerciali italiani risultano mediamente più aperti. 
In questo quadro – conclude Confcommercio - il nuovo testo unificato presentato dalla Commissione attività produttive della Camera va certamente nella giusta direzione e risponde sostanzialmente alle richieste più volte avanzate da Confcommercio perché coglie l'obiettivo di avere deroghe certe dentro leggi chiare. 
Infatti, un minimo di regolamentazione certamente contribuisce a consolidare il modello distributivo italiano consentendo ai territori di valorizzare la propria vocazione turistica e commerciale, anche in particolari periodi dell'anno, e alle imprese di contenere i costi e di avere una corretta e certa attività di gestione garantendo, al tempo stesso, un adeguato livello nell'offerta dei servizi ai consumatori". 
Confcommercio auspica infine che il governo "metta a disposizione adeguate risorse per il fondo per il sostegno delle micro, piccole e medie imprese del commercio previsto dal nuovo testo unificato, strumento indispensabile per il comparto specialmente in una fase in cui la crisi non è ancora superata".

venerdì 25 aprile 2014

NO AI NEGOZI SEMPRE APERTI.



La Filcams Cgil "continua a sostenere la propria contrarietà alle liberalizzazioni degli orari commerciali, e da molto tempo è promotrice di un'idea di programmazione che possa soddisfare le diverse esigenze, in una dimensione più umana e meno frenetica, rispettando le necessità delle aziende, dei consumatori, senza però danneggiare le tutele e i diritti dei lavoratori.
Per questo, il Decreto Salva Italia del Governo Monti sulle Liberalizzazioni deve essere sostituito con una nuova regolamentazione per il settore commerciale".
La totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio introdotte dal Decreto infatti "non ha prodotto, come ipotizzato, risultati positivi ne in termini di occupazione ne di consumi, ma ha contribuito a complicare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro degli addetti del settore.
Eliminare gli ostacoli all’esercizio delle attività economiche e il principio di libera concorrenza tra gli operatori erano i principi ispiratori del Decreto, ma non sono stati realizzati.
Nella più grande recessione dei consumi legata dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie, il costo gestionale e sociale delle aperture 365 giorni l’anno non è sostenibile da tutte le imprese come è rilevabile dalla cessazione di molte attività del settore.
La competizione si concentra, quindi, tra le grandi strutture commerciali dove il sempre aperto continua ad incentivare anche la cultura del centro commerciale quale luogo di ritrovo e passatempo, indebolendo i centri storici e il loro tessuto economico e culturale".

Per il valore delle due festività, per la tradizione del nostro paese, per il rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori” afferma la Filcams Cgil “ ma anche perché è ormai tempo di ammettere che il sempre aperto è una “tendenza" imposta , che non ha rappresentato una vera strategia per rilanciare consumi e occupazione, ed agisce negativamente sulle condizioni dei lavoratori e sulla modifica dei modelli sociali e di consumo.

Su twitter #LaFestaNonSiVende

sabato 19 aprile 2014

FISASCAT: DI FESTA NON SI VENDE ( E NON SI FA LA SPESA)



Campagna di stampa contro il lavoro domenicale e festivo nei supermercati e nei negozi del Veneto, la Fisascat Cisl affronta così l’ennesima sfida delle grandi catene commerciali che hanno programmato l’apertura anche nei giorni di Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e perfino il Primo Maggio.
In questi giorni, si denuncia nella pagina di informazione in uscita su tutti i quotidiani del Veneto, “in Europa si fa festa mentre in Italia si lavora”.
Le aperture domenicali e festive nel commercio non ci lasciano indifferenti, scrive la Fisascat e richiamandosi al Decreto Monti, che ha dato il via alla liberalizzazione degli orari, sottolinea come a due anni di distanza non ha ottenuto nessuno dei risultati attesi “le sue finalità erano di aumentare l’occupazione e di aumentare le vendite.
Nei fatti la disoccupazione è in vertiginoso aumento e conti delle aziende in picchiata, mentre c’è stato un aggravio di lavoro e dei costi”.
Il sindacato si rivolge così ai consumatori invitandoli a non fare la spesa in queste giornate festive e al governo affinché venga corretta la norma di legge frenando l’eccesso di aperture domenicali e festive, restituendo così “dignità a migliaia di donne, uomini, madri, padri, figli e nonni”.

LE APERTURE A PASQUA E A PASQUETTA? UNA VERGOGNA



Manca il rispetto delle persone e delle loro famiglie, delle tradizioni delle nostre festività sia religiose che civili”. L’attacco arriva da Filcams, Fisascat e Uiltucs di Treviso attraverso una dura presa di posizione.
“Chi ha annunciato l’apertura anche a Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e 1°Maggio, come molte aziende della grande distribuzione, non ha responsabilità sociale, non ha rispetto delle persone e delle loro famiglie, delle tradizioni delle nostre festività sia religiose che civili”. L’attacco arriva da Filcams, Fisascat e Uiltucs di Treviso. Non servono interventi a spot due volte l’anno, per risolvere la questione l’impegno dei Sindacati sul fronte della sensibilizzazione e della contrattazione è quotidiano”.
Lo hanno detto i segretari generali Nadia Carniato della FILCAMS CGIL, Edoardo Dorella della FISASCAT CISL e Massimo Marchetti della UILTUCS  di Treviso.
“A più di due anni dal Decreto Salva Italia, che ha liberalizzato senza regole orari e aperture domenicali e festive, rileviamo solo disagi per i dipendenti e nessun recupero di vendite – sottolineano i tre segretari generali – per questo, sia a livello nazionale che territoriale, il nostro impegno è quotidiano, nei posti di lavoro, nelle vertenze, nell’azione di sensibilizzazione e di contrattazione, soprattutto ai tavoli di trattativa aperti con Confcommercio, Cooperazione e Federdistribuzione relativamente al rinnovo del contratto nazionale di categoria scaduto a fine anno. Non accettiamo intimidazioni rispetto all’azione sindacale da chi sta strumentalizzando, forse a scopo elettorale, questa battaglia di diritti”.
Aggiunge Nadia Carniato: "La battaglia sulle aperture domenicali e festive continua, vogliamo e ci impegneremo su tutti i fronti per la modifica della legge. La qualità della vita, in particolare delle molte donne che lavorano nel settore, deve essere tutelata – ha concluso la Carniato – dobbiamo elaborare dei modelli che mettano insieme le esigenze del mondo del commercio e dei lavoratori”. Nei giorni scorsi si era espressa contro le aperture a Pasqua anche Federconsumo del Veneto, per bocca del presidente Marcello Criveller.

domenica 24 novembre 2013

APERTURE DOMENICALI, L’ITER NON SI FERMA: LE PROPOSTE DI REVISIONE SONO TORNATE ALL’ESAME DELLA COMMISSIONE



 23 novembre 2013
Continua l’esame legislativo della liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura delle attività commerciali. Le proposte di revisione, tra cui la legge di iniziativa popolare di ‘LiberaLaDomenica’ sostenuta da Confesercenti e dalle firme di 150mila cittadini in tutta Italia, sono state  discusse in Parlamento, e adesso si apprestano a tornare all’esame della Commissione Attività Produttive.
Confesercenti segue da vicino l’iter delle revisioni”, spiega l’associazione nazionale in una nota. “Ci siamo sempre battuti per una disciplina degli orari equilibrata, tale da consentire ai consumatori di soddisfare le proprie esigenze di acquisto di beni e agli operatori commerciali di poter contare su tempi di riposo adeguati per sé e per i propri dipendenti e collaboratori familiari. Con il decreto legge 201 del 2011, detto Salva-Italia, è stato improvvisamente imposto a tutto il settore del commercio un regime di totale deregulation degli orari delle attività commerciali, rendendo possibile dal primo gennaio 2012 l’apertura 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno, domeniche e festività incluse.  
Un regime che non ha eguali in Europa, e che è insostenibile per le quasi 800.000 imprese del commercio al dettaglio, che in 20 mesi hanno registrato un saldo negativo di circa 40mila unità per circa 110mila posti di lavoro perduti. 
Un colpo ulteriore a un settore già messo a dura prova dalla lunga crisi del nostro Paese, come testimoniano i 550mila negozi ‘sfitti per assenza di impresa’ rilevati da Confesercenti in tutta Italia nel 2013”.